Alternative currency and balanced living system. Alternativna valuta i uravnoteženi životni sistem. Moneta alternativa e sistema di vita equilibrato.

Linija

Search

Home Forum
Welcome, Guest
Username Password: Remember me

Il Governo Dell'Usura E Del Signoraggio
(1 viewing) (1) Guest
  • Page:
  • 1

TOPIC: Il Governo Dell'Usura E Del Signoraggio

Il Governo Dell'Usura E Del Signoraggio 9 years, 6 months ago #342

  • ronaldo
  • OFFLINE
  • Junior Boarder
  • Posts: 26
  • Karma: 0
"Il Governo Dell'Usura E Del Signoraggio" Di Lorenzo Chialastri

Senz’altro ogni ente umano è sempre formato da parti, da singoli, ma non sempre, anzi mai, questo corpo è la somma dei singoli. L’addizione non funziona, e questo per un fatto semplice che risiede nella natura politica dell’uomo; di ciò possiamo trovare conferma nelle più arcaiche società, nella famiglia, fino all’ultima banda di periferia metropolitana. Lo stare insieme assume un significato che scavalca la somma individuale.

Lo star insieme non è porre individui vicini, il suo valore, la sua forza, la sua essenza risiede nelle relazioni, amore e odio, passione e ragione, tra le parti, e come il tutto interferisce con l’esterno.
Ora, al di là delle convinzioni, parlare di certezze ideologiche in questi tempi sembra anacronistico, bisogna metterci d’accordo sul significato che si ha di pubblico, collettività, Stato e impresa privata, che sono pur sempre aggregati umani.

Certo che il privato, singolo e impresa, esercita la sua attività per passione e soddisfazione personale, ed entrambe le ambizioni, in una società libera, sono legittime. Ma è pur vero che il suo esercizio avviene in uno spazio non privato, quindi, anche se si tratta del più individualista del mondo dovrà comunque stabilire delle interazioni sociali pubbliche opportunamente regolate. Ma la domanda che vogliamo farci, che lega quindi il privato con un doppio filo al pubblico, è: possono servizi o esercizi di pubblica utilità essere gestiti da privati? Le risposte alle domande semplici sono spesso quelle più complicate, anche questo caso non fa eccezione.

Si potrebbe partire dal principio primo che l’ente associato Stato è quello che per sua natura svolge un ruolo pubblico per antonomasia. Non potrebbe essere diversamente, questo scopo deve essergli connaturale, pena la sua morte o riqualificazione. Pertinenze e confini di questo ruolo stabiliscono orientamenti politici differenti, gli stessi che hanno caratterizzato lotte ideologiche negli ultimi due secoli assecondo di volerli spostare più verso il valore di “uguaglianza”, o verso il valore di “libertà”.

La debolezza degli Stati odierna, dopo il crollo ideologico e pratico della “lotta di classe”, è quella di essersi ridotti ad aggregato di individui, questa somma di “uno” non stabilisce una volontà comune, coesa all’interesse e alla salvaguardia collettiva, ma si predispone soltanto alla mercé di poteri autenticamente banditeschi e lucrativi, poteri spesso planetari ma pur sempre, rigorosamente, privati.

Per questa ragione pensiamo che peculiarità irrinunciabile dello Stato sia quella di possedere, o controllare a secondo dei casi, tutti quei settori ritenuti strategici. Certo che alcuni settori pur strategici possono essere gestiti dal privato dietro visione dello Stato, ma questo non è il punto, perché la realtà sembra aver abbondantemente superato questo momento, avendo a che fare oramai con una latitanza mafiosa dello Stato stesso, che è in una rovinosa ritirata.

S’è di fatto costruita un’architettura tale per cui il funzionario di stato, o para-statale, posto a dirigere settori vitali, si trova non distolto dalla propria funzione pubblica, ma totalmente traviato da detto compito perché schiacciato dal peso del debito. Questo è vero per il magistrato, per il primario dell’ospedale, per un preside di una scuola elementare o per un magnifico rettore. Tutti devono far quadrare il magro bilancio. Né vale la poltrona e la nuova professionalità costruita come un manager. Risultato: si naviga a vista, e i servizi, che lo Stato dovrebbe dare ai cittadini, non per elemosina ma per diritto, non ci sono, non funzionano, quando per averli bisogna pure pagare.

Lo Stato indebitato, lo Stato somma di “uno”, singolarmente indebitati, non ha più nessuna volontà, unico segno d’esistenza, oltre alla pressione fiscale, è dato dal suo convincimento autodistruttivo, autolesionistico, diversamente chiamato privatizzazione, nessuna anima, alcuna vitalità, alcun pallore di unità dialettica-filosofica. Perde la sua sovranità, non persegue - non può farlo - il “bene comune” e cessa la Res-Publica.

Non c’è più alcun interesse generale, si rincorrono meri fini particolari, singoli, privati. S’è così realizzato l’esempio più grande, mai visto sulla faccia della terra, di social-riduzione, un insieme d’individui indipendenti, individuali, disgiunti e non relazionati. In altre parole la stessa operazione che nella decomposizione di un corpo organico svolgono i bio-riduttori, capaci di frammentare, allontanare, elementi un tempo facenti parte di un tutto uno. Questa operazione inizia quando l’organismo in questione è morto.
Sul cittadino di questo Stato in putrefazione, fantasma di se stesso, incombe il debito pubblico, padre di tutti servizi pubblici tagliati, più il debito privato che il disgraziato dovrà caricarsi se avrà la pretesa di tentare una vita propria. Doppio debito, doppio ricatto, unica ansia senza altra distrazione.

Luogo comune, oggi più che mai, è quello di dire: manca il denaro.

Questo è quello che ci sentiremo dire dal giudice, senza fogli per la stampante, così come dal pizzicagnolo che sta chiudendo i battenti. Quel poco denaro che si ha dovrà essere usato per bollette o perlomeno per pagare gli interessi.

Ma da dove viene il denaro? Perché manca?

Si può rispondere che la sua rarefazione dipenda dalla mancanza di lavoro, e allora perché manca il lavoro? Una ragione di ciò possiamo trovarla asserendo che non vengono più prodotti beni che altrimenti rimarrebbero invenduti, o perché non vengono più fatte grandi opere, magari pubbliche. Ma le grandi opere non si realizzano perché mancano i fondi, così i beni non si acquistano per mancanza di disponibilità, alla fine quello a cui ritorniamo è ancora il denaro. Il ciclo di domande e rispose si chiude nel punto da cui eravamo partiti.

L’approccio che abbiamo avuto nei confronti del denaro è cambiato nel tempo, e questo ha coinciso con il cambiare non solo le abitudini ma anche le nostre convinzioni. Si è stratificata una verità immutabile che conferisce al denaro dalla sua comparsa al suo uso, un aspetto talmente naturale tale da non farci fare più tante domande.

Se inizialmente la moneta nasce come un facilitatore di scambi e misura dei beni, nella fase successiva si è dato al denaro la stessa dignità del bene stesso. Innescando un dubbio tipo: Nasce prima l’uovo o la gallina? Il denaro o il bene?

Oramai queste iniziali aporie hanno trovato ai giorni nostri una soluzione: il denaro, nella sua forma cartacea e ancor di più in quella digitale, ha preso il sopravvento.

Il denaro, e chi ne ha pretesa di proprietà di conseguenza, ha superato il bene, ma in questo silente modo s’è consacrato il debito sulle spalle dell’uomo, indipendentemente dalla sua facoltà di lavoro e di capacità a produrre beni e servizi. Quest’uomo produce “solo” beni, non denaro, il denaro lo creano, lo stampano, le banche, e quindi dipenderà eternamente da loro. La stessa cosa che in fondo succede con i paesi “poveri” del globo, dal terzo mondo alla Grecia, quando il Fondo Monetario gli fa prestito.

Il problema dal quale non sembra possibile prescindere è nel denaro, ma non è il denaro. Il problema col denaro si pone dalla sua comparsa, ad esso si lega la ricchezza e la disgrazia degli uomini, ma l’approccio che bisogna avere nel suo giudizio in questo caso non vuole essere di natura morale, etica, finendolo con il paragonarlo allo “sterco del demonio”. La corretta domanda è: Di chi è il denaro? Di chi lo porta in tasca, liquido o attraverso carta di credito, viene da pensare, ma non è affatto così.

Di chi è la prima e ultima proprietà del denaro?

La moneta nasce come facilitatore economico in quanto con esso misuriamo il valore delle cose, ma la sua validità non è assoluta bensì relativa. Relativa alla comunità di uomini che sceglie di usare questo metro di misura. Quindi chi conferisce validità al denaro è la convenzione collettiva. Datosi che si sta trattando di qualcosa di estremamente importante e di una validità pubblica per eccezione, dovrebbe entrare in gioco lo Stato in modo obbligatorio. Lo Stato dovrebbe avere in questo caso, ancora più di tutti gli altri settori strategici di cui dicevamo prima, il controllo per la salvaguardia della sua comunità, in questo caso più che in altri per la difesa del “bene comune”.

Ma, come oramai succede nei paesi occidentali, le Banche Centrali hanno invece l’esclusiva d’emissione della moneta, la producono, senza nessuna garanzia di riserva aurea, quindi a costo tipografico, e la prestano allo Stato e al paese. La prestano perché la rivogliono indietro ed anche con gli interessi. Si presta soltanto ciò di cui si ha proprietà, questo significa che la banca ha la pretesa di proprietà sulla moneta. La risposta alla domanda postaci sulla proprietà della moneta trova quindi risposta. Le banche centrali sono proprietarie del denaro, lo stampano, e lo prestano al sistema economico nazionale indebitandolo. Con questo sistema una parte del potere privato prende il sopravvento su tutto, potendo gestire all’origine la ricchezza.

E pensare che lor signori, paladini della libertà e del liberismo, onorano la proprietà privata come un dogma, come un qualcosa d’inviolabile, da difendere da quelli che potrebbero essere i residui di uno Stato troppo invadente, ma allo stesso tempo espropriano tutti di ciò che più gli appartiene, il denaro, ed ipotecano ogni possibile sviluppo. Visto che l’esproprio è attuato da enti e persone private, dato che di certo non è proletario, possiamo annoverarlo come atto di appropriazione indebita e di predazione, altrimenti detto furto.
Questa pretesa esercitata dalle banche sulla proprietà della moneta è illegittima, per il semplici motivo che spetta al popolo, allo Stato. La proprietà popolare della moneta non è uno slogan demagogico, ma solo la condizione naturale che stabilisce validità alla moneta. Questa validità è consacrata dal popolo che riconosce il denaro convenzionalmente e crea valore.

Quando lo Stato, per tacito assenso o inganno, lascia alla BC l’arroganza di gestire i nostri soldi rinuncia alla sua, alla nostra, sovranità; da questo momento ogni azione sarà pilotata dal debito che grava, si perde la facoltà per chiunque di gestire la cosa pubblica nell’interesse collettivo, unica rotta per qualunque timoniere sarà quella di tentare di onorare il debito non dovuto. Lo Stato italiano, in materia di soldi che riceve in prestito, è talmente succube che non è neanche più in grado di negoziare il tasso di sconto che è fissato esclusivamente del governatore della Banca d’Italia.

La proprietà bancaria del denaro è un furto

Questo avvenne nel 1992 grazie a quel ministro del Tesoro, l’esimio Ciampi, che era già stato governatore della Banca d’Italia e che diventò poi Presidente della Repubblica, ovvero il massimo garante della Costituzione. Ciampi, successore, al Tesoro, di Piero Barocci, convitato della banca d’Inghilterra, delle banche d’affari e di Soros, assieme Draghi e Andreatta nel panfilo della Regina per programmare la svendita totale delle imprese strategiche pubbliche italiane, dalle telecomunicazioni all’energia.
Pensare che qualcuno crede ancora che il conflitto d’interessi sia nato con Silvio Berlusconi.
Lo Stato e i suoi cittadini sono completamente alla mercé della grande usura, e appurato che lo Stato, spogliatosi del suo ruolo costitutivo, quello comunitario, riveste esclusivamente quello amministrativo, repressivo, poliziesco, si rifà con questo sul povero Cristo che, come “uno” tra tanti “uno, non sa più da che parte pararsi.

Leggiamo ora un approfondimento tratto da una conferenza, sbobinata per l’occasione, tenutasi a Cave (Roma) nei primi di dicembre 2001, del prof. Giacinto Auriti che per l’efficacia e la cruda semplicità può toglierci altri dubbi al riguardo del tema fin qui trattato: Vogliamo parlare di un argomento vicino al demonio. Quando si dice che la moneta è lo sterco del demonio. Dobbiamo andare alla ricerca della verità, e se andiamo alla ricerca della verità dobbiamo partire da dati semplici, perché una teoria è valida quando nelle conclusioni coincide con il buon senso. Allora le prime tre parole per definire la moneta furono dette da Aristotele: la moneta è la misura del valore.

Per esempio questa penna ha il prezzo di mille lire, con le lire ho misurato il valore della penna. Da questa frase di Aristotele, di tre parole, dopo 2500 anni ne abbiamo aggiunte altre tre: la moneta è misura del valore, ma anche valore della misura. Perché? Perché ogni unità di misura ha necessariamente la qualità corrispondente di quello che deve misurare.

Per esempio il metro ha la qualità della lunghezza, il chilogrammo la qualità del peso. La moneta ha la qualità del valore perché misura il valore. La moneta è misura del valore e quindi valore della misura, la misura è il potere d’acquisto.

Ma la misura che cos’è? La misura è un accordo, una convenzione: il metro cento centimetri, un chilogrammo mille grammi. La moneta è il metro di misura del valore.

Quando gli antiche parlavano di misura dicevano: la misura è un numero. La moneta è un numero. Poi sarà più grande o più piccolo, ma è un numero, come ogni unità di misura è però un numero speciale, perché misura del valore e valore della misura.

Cosa significa questo?Ogni convenzione ha bisogno di una manifestazione. La convenzione è un accordo giuridico e c’è bisogno della forma. Per esempio il rosso, il verde del semaforo sono forme del diritto, rosso non puoi attraversare, verde puoi attraversare, sono comandi dati con il colore della luce.

Altri comandi si possono dare con di pezzi di carta o una moneta d’oro. Perché è una forma di una fattispecie giuridica. Questa forma ha la funzione di manifestare la convenzione e di attribuire la proprietà del valore della misura cioè del potere d’acquisto.

Le pepite d’oro e la truffa delle banconote


Quando la moneta era d’oro, chi trovava una pepita d’oro se ne appropriava senza indebitarsi con la miniera. Oggi a posto della miniera c’è la Banca Centrale. Al posto della pepita c’è un pezzo di carta. Al posto della proprietà c’è il debito. La banca emette prestando, ci espropria e ci indebita dei soldi nostri.
Quando la moneta era d’oro, chi trovava una pepita d’oro se ne appropriava senza indebitarsi con la miniera. Oggi a posto della miniera c’è la Banca Centrale. Al posto della pepita c’è un pezzo di carta. Al posto della proprietà c’è il debito. La banca emette prestando, ci espropria e ci indebita dei soldi nostri.

Questa truffa che ha trasformato i popoli da proprietari a debitori è avvenuta nel 1694, con la fondazione della Banca d’Inghilterra e la messa in circolazione della sterlina che è un pezzo di carta. Che cosa avveniva? La carta prendeva il posto dell’oro, tanto è vero che si è parlato di oro-carta. Anche la lira è una moneta oro-carta. Il dollaro? Tutto oro-carta.

Che cosa è l’oro-carta? E’ la più grande truffa di tutti i tempi, perché quando la moneta era d’oro, chi l’aveva in tasca era padrone della sua moneta. Noi oggi ci illudiamo di essere proprietari dei soldi che abbiamo in tasca. Noi siamo i debitori dei soldi nostri, perché la banca centrale emette solo prestando, quindi quando circola la moneta, circola un oggetto gravato di debito verso la BC, e come fa la banca centrale a riprendersi questi soldi che ha prestato? Con il fisco e gli interessi bancari.

Qui si capisce cosa è stata la Vandea, perchè quando la moneta era d’oro il prelievo fiscale era un atto di scambio tra il cittadino e lo stato. Io cittadino ti do i miei soldi e tu stato mi dai funzioni e servizi.
Una moneta debito, una moneta come quella della banca d’Inghilterra, che oggi domina tutto il mondo, perché tutte le banche centrali del mondo usano la tecnica di emettere pezzi di carta prestandoli, ci espropria e ci indebita del valore della moneta che creiamo noi.

Quando abbiamo in tasca i soldi nostri noi abbiamo la proprietà provvisoria, come lo è il debitore. Il debitore è il proprietario provvisorio per la durata del prestito, fintanto il padrone non dice: ridammi i miei soldi, perché sono io che ti li ho prestati.

La Banca Centrale presta i soldi anche allo Stato. Quando voi sentite dire che la banca centrale è un organo dello Stato, sentite una falsità. La banca centrale è una società per azioni con scopo di lucro, tanto è vero che paga le tasse. Quindi una società privata con scopo di lucro che ci presta i soldi nostri, cioè carica il costo del denaro all’atto dell’emissione del duecento per cento, il cento per cento perché ci espropria dei soldi nostri e il cento percento perché ci indebita di altrettanto prestandoceli.

Tornando alla Vandea, prima il suo cittadino pagava le tasse limitatamente al costo delle funzioni sociali, ma con il nuovo avvento è nato il fisco come tecnica della grande usuraio, che succhia sangue ai popoli. E’ la grande usura del signoraggio monetario.

Ci danno in prestito gli stessi nostri soldi


Dominerete su tutti i popoli del mondo e signoreggerete su tutti i popoli del mondo, perché presterete e non prenderete nulla in prestito. Come si fa ad indebitare, ad essere creditori di tutti popoli del mondo e debitori di nessuno? C’è un solo modo: prestare moneta all’atto dell’emissione.
Dominerete su tutti i popoli del mondo e signoreggerete su tutti i popoli del mondo, perché presterete e non prenderete nulla in prestito. Come si fa ad indebitare, ad essere creditori di tutti popoli del mondo e debitori di nessuno? C’è un solo modo: prestare moneta all’atto dell’emissione.

La banca stampa e presta, ma chi crea il valore della moneta non è chi l’emette ma chi l’accetta. Ne volete una prova? Prendiamo un governatore mettiamolo su un’isola deserta a stampare monete, nasce il valore monetario? Evidentemente no, perché manca con la collettività la possibilità di creare convenzione , la convenzione che è tipica di ogni unità di misura. Ogni misura è un accordo, ed allora che cosa è successo? E’ avvenuto che i popoli sono stati imbrogliati, perché s’è fatto leva sul riflesso condizionato.

Che cosa è il riflesso condizionato? Il cane poliziotto riesce ad individuare dove sta la droga perché sa che gli danno qualcosa. Il cane sa che se trova la droga mangia. Anche noi siamo soggetti ad un riflesso condizionato, inventato dalla massoneria inglese quando ha fondato la banca d’Inghilterra. Tutti i popoli per tradizione erano stati abituati a dare sempre un corrispettivo per avere denaro, ed allora all’atto dell’emissione hanno dato il denaro al popolo con il corrispettivo del debito. Cioè noi abbiamo preso in prestito, e prendiamo ancora oggi in prestito, i soldi nostri. Quindi siamo truffati perché espropriati ed indebitati.

Il 10 marzo del 1993, dopo un congresso all’università Gabriele D’Annunzio, sono andato dal procuratore della Repubblica ed ho denunciato Ciampi, all’epoca governatore della banca d’Italia, e attuale presidente della Repubblica, per truffa , falso in bilancio, associazione a delinquere, usura e istigazione al suicidio.
Il suicidio da insolvenza è fatto dai grandi usurai, ed il primo grande usuraio è lui. Dopo questa denuncia mi ha chiamato il procuratore della Repubblica di Roma e mi fa: “Professore, lei ha dimostrato il reato, l’elemento materiale c’è, manca il dolo perché è sempre stato così”.

Che significa che è sempre stato così? La continuazione di un reato è un aggravante della responsabilità penale. Se c’era reato Ciampi sarebbe dovuto andare sotto processo, o io denunciato per calunnia, vie di mezzo non ce ne sono.

Abbiamo denunciato la Banca d’Italia, perché nel bilancio riporta a debito la moneta che presta. Ma come fa un debitore ad essere creditore? Se tu presti non sei debitore, sei il creditore, cioè il proprietario. Questo è falso in bilancio.

Le cose più difficili da vedere sono le cose ovvie, come i baffi che portiamo sotto il naso.
Noi abbiamo messo sotto gli occhi della gente la verità, di chi è la moneta?

La moneta è di chi la crea, e dall’esempio dell’isola deserta abbiamo dimostrato che è della gente e non del governatore. Quindi la Banca Centrale deve stampare ed accreditare, e non stampare ed addebitare come fa, perché ci presta i soldi nostri.

Fui invitato all’hotel delle “Quattro stagioni” a Rieti per un convegno, c’è stato il direttore della Banca d’Italia di Rieti il quale venuto al microfono, a me rivolto, ha detto: Devo farle un rimprovero, lei ha insinuato che noi della Banca d’Italia siamo dei delinquenti. Lo corressi, io non ho insinuato, io ho affermato. Quindi se vi sentite offesi mi dovete denunciare per calunnia.

La guerra è mortale, perché se noi non sostituiamo alla moneta debito, la moneta proprietà, i giovani, le nuove generazioni, non avranno altra scelta che la disperazione. Oggi il suicidio da insolvenza sta diventando una malattia sociale. Quando la Banca Centrale all’atto dell’emissione carica il costo del denaro del 200% , la puntualità dei pagamenti è impossibile.

Vi ricordate il postino, una volta quando arrivava era una festa, oggi è diventata una preoccupazione, perché continuamente arriva il debito da pagare.

Non è democrazia, è usurocrazia


Questa è una prova che non stiamo vivendo in tempi di democrazia, ma di usurocrazia.
Per quanto riguarda la proprietà della moneta, si tratta di dare attuazione ad una norma costituzionale che c’è, è il secondo comma dell’articolo 42 della Costituzione italiana. Questo comma parla del libero accesso alla proprietà per tutti. Cosa significa accesso alla proprietà? Significa dare contenuto economico, cioè creare un diritto della persona con contenuto patrimoniale, questo è diritto sociale. Il diritto sociale è stato tentato anche dalle scuole socialiste così come da quelle cristiane, democristiane.
Questa è una prova che non stiamo vivendo in tempi di democrazia, ma di usurocrazia. Per quanto riguarda la proprietà della moneta, si tratta di dare attuazione ad una norma costituzionale che c’è, è il secondo comma dell’articolo 42 della Costituzione italiana. Questo comma parla del libero accesso alla proprietà per tutti. Cosa significa accesso alla proprietà? Significa dare contenuto economico, cioè creare un diritto della persona con contenuto patrimoniale, questo è diritto sociale. Il diritto sociale è stato tentato anche dalle scuole socialiste così come da quelle cristiane, democristiane.

Scopo della norma, nel diritto sociale nell’ambito dell’ordinamento giuridico, non è solo quello di dare la tutela giuridica, ma anche il contenuto economico è diritto.

Se noi andiamo a offrire al proletariato il libro del codice civile che tratta la proprietà privata, il proletariato non aveva e non ha nulla. E’ come offrire un paio di scarpe a chi non ha i piedi.
Ecco la ragione per cui noi dobbiamo creare un diritto sociale diverso da quello che è stato il socialismo reale così come dall’elemosina di Stato fatta dai democristiani, che include anche il principio del raccomandato di ferro.

Lo stato socialista, come è stato realizzato, ha pianificato la produzione e quindi ha pianificato i consumi, E’ stato come un allevamento dei polli, ad ogni pollo si pianifica quanti grammi di mangime dare. Questo socialismo non è stato uno Stato ma un allevamento di bestiame umano.

Che cosa è stata invece la democrazia cristiana se non l’istigatrice all’elemosina? Il proprietario non fa l’elemosina, ma ha il diritto di pretendere. Questa è anche la differenza tra il cittadino romano e l’elemosiniere come è stato invece concepito dalla democrazia cristiana.

Anche il diritto di pretendere vuol dire rispettare la dignità della persona, perché ti devo dare i soldi tuoi. I soldi si creano per convenzione senza costo, chi crea il valore della moneta è chi l’accetta per convenzione e chi lavora per creare potere d’acquisto.

Se io produco un libro, ho creato un aumento del potere d’acquisto della moneta. Chi crea convenzionalmente questo valore? Chi lavora? La collettività.

Noi ci dobbiamo riprendere i soldi nostri perché non vogliamo né l’allevamento di polli, né l’elemosina.
Si può pensare a una moneta che non è solo misura del valore, ma anche valore della misura. Una moneta proprietà del portatore e senza riserva. La riserva non serve. Ne volete una prova? L’oro ha valore senza riserva. Perché? Per convenzione. Ed allora il valore che cosa è?E’ la previsione del tempo, non è una qualità della moneta. Per esempio, perché la penna ha valore? Perché io prevedo di scrivere. Il coltello perché ha valore? Perché prevedo di tagliare.

Questa definizione del valore come rapporto tra fasi di tempo è stato il risultato di una ricerca fatta all’università, che è durata 34 anni. Dopo 34 anni ci siamo accorti che sul muro di un’antica casa, al centro di Teramo, era scolpita questa frase: “Non bene pro toto libertas venditur auro”, non è bene vendersi la libertà per tutto l’oro del mondo.

Noi vogliamo riprenderci i soldi nostri, quelli degli altri non li vogliamo. Quello che ci spetta dobbiamo in qualche modo pretenderlo.

Quando paghiamo le tasse, la maggior parte di quello che paghiamo, va a finire nelle tasche degli azionisti della Banca Centrale, che è una società per azioni a scopo di lucro. Vogliamo togliere la proprietà della moneta alla Banca Centrale e pagare le tasse semplicemente all’origine, non per gli interessi dovuti ai banchieri. Solo così la gente ricomincia a respirare, solo evitando la corsa fatta per pagare i debiti non dovuti. Solo così si eviterà di abbandonare i vecchi, o figli a casa da soli, solo così i giovani avranno una vita loro.

Aveva ragione Pound, l’usura uccide il feto nel grembo della madre, e che i politici sono i camerieri delle banche. Non perché il politico abbia animo servile, ma perché le regole del gioco non consentono altrimenti.

Termina qui la conferenza del prof. Auriti, a noi rimane la certezza che, fintanto ci sarà lo scacco delle Banche Centrali sull’emissione della moneta e sulla sua proprietà, ben pochi spazi di manovra ci saranno per la libertà degli uomini e per il riassesto di uno Stato che voglia onorare il suo scopo.

Bisognerà costruire un diritto sociale in grado di dare un contenuto economico reale e distribuito, e questo dovrà passare attraverso la cruna della moneta di popolo.

SIGNORAGGIO E ILLICEITÀ DEL SISTEMA FISCALE 9 years, 6 months ago #427

  • ronaldo
  • OFFLINE
  • Junior Boarder
  • Posts: 26
  • Karma: 0
SIGNORAGGIO E ILLICEITÀ DEL SISTEMA FISCALE

Ultimo comunicato dell'Avv. Alfonso Luigi MARRA

IL SIGNORAGGIO.
L’ILLICEITÀ DEL SISTEMA FISCALE.
I MOTIVI GIURIDICI DELLE CAUSE PER CONTESTARE IL PAGAMENTO DEI FIDI E DEI MUTUI.


Indisturbate, le banche centrali, fra cui la Banca d’Italia (BdI) e la Banca Centrale Europea (BCE), incredibilmente private, praticano il crimine del signoraggio primario, mentre le banche commerciali praticano l’ancor più grave signoraggio secondario, realizzando peraltro un’evasione fiscale maggiore sia delle tasse pagate che delle tasse evase dal resto della società.
Dopo averlo infatti segretato già dalla nascita della Repubblica fin negli atti del Parlamento (con gli omissis), si è “scoperto” che la BdI è di privati (85% banche, 10% assicurazioni, 5% ignoti), come gran parte delle altre banche centrali; fra cui la BCE, che è al 14,57% della BdI, e quindi dei privati suoi proprietari.
Una privatezza di cui, da quando, pochi anni fa, la si è scoperta, si cerca di sminuire la rilevanza, ma che è la causa del malessere economico e finanziaro del mondo.
Signoraggio primario della BdI/BCE e delle altre banche centrali che consiste in quel che segue.

1) Nello stampare continuamente le banconote al costo della carta e dell’inchiostro (dal 1929 non occorre alcun corrispettivo in oro, né è mai realmente occorso). Banconote la cui quantità è nota solo a loro, perché i numeri di serie non sono progressivi, e non se ne conosce il significato.

2) Usarle (al valore in euro, dollari ecc. su esse stampato) per comprare dagli Stati - udite udite - un pari importo in titoli del debito pubblico (BOT, CCT, BPT, CTZ).

3) Vendere i titoli alle aste, riprendendosi i soldi e lasciando allo Stato il “debito pubblico” inventato mediante questo crimine.

4) Iscrivere fraudolentemente al passivo l’importo delle banconote stampate a costo zero allo scopo di “pareggiare” iscrivendo all’attivo i titoli o il ricavato della loro vendita, e di occultare queste enormi somme. Un occultamento al quale (fermo restando che, come vedremo, anche il sistema fiscale è illecito), all’aliquota del 50%, segue poi un’evasione fiscale per un importo pari alla metà delle banconote emesse per “acquistare in contropartita” il debito pubblico, al solo pagamento dei cui interessi dobbiamo destinare una non modesta parte del bilancio. Fermo restando che molti deducono dalla non progressività dei numeri di serie delle banconote che la loro quantità è fuori controllo. Un fenomeno prima di produzione incontrollata e da falsari delle banconote e poi, come vedremo, di cinquantuplicazione del loro uso a opera delle banche commerciali (signoraggio secondario), che è la causa sia dell’inflazione che dell’attuale, illecito sistema fiscale, creato anche a fini di dominio dei cittadini mediante il criminalizzarli in quanto evasori, riciclatori ecc. Crimini che, tra l’altro, fermo restando l’obbligo dello Stato di pagare ai compratori alla scadenza i titoli già emessi con i promessi interessi, rendono però responsabili del “debito pubblico” la BdI/BCE, avendone esse (non lo Stato) riscosso il corrispettivo.

5) Riciclare il denaro così truffato mediante centrali interbancarie mondiali, fra cui innumerevoli fonti Internet indicano la Clearstream, l’Euroclear, la Swift e altre.

Fenomeni che hanno stravolto il mondo, a partire da ciò che si definisce inflazione, che è tutt’altro da ciò che si ritiene, perché è frutto della produzione del denaro a opera di falsari (le banche). Osserviamo infatti che se, ad esempio, il denaro globale è 100, e un falsario (le banche) ne crea un altro ammontare pari di nuovo a 100, nel momento in cui lo mette in circolazione (lo spende), da un lato si appropria indebitamente di metà della ricchezza reale, e dall’altro porta a 200 il denaro globale, per cui ne diminuisce del 50% il potere di acquisto, ovvero determina una (cosidetta) inflazione del 50%.
Inflazione che non si verificherebbe se fosse invece lo Stato a produrre il denaro. Questo perché lo Stato, per legge, dovrebbe poi erogarlo solo a corrispettivo di beni, prestazioni, diritti ecc., ovvero inverandolo (coprendolo) mediante il parallelo incremento delle ricchezza reale che riceve in cambio, per cui il potere di acquisto del denaro rimarrebbe invariato.
Inveramento (processo che ho definito proprio io) che non c’è quando a produrre il denaro è un falsario (una banca), perché il falsario lo assegna a sé senza prima coprirlo\inverarlo.
Ciò che rileva, in definitiva, non è che il mio stipendio di £ 1.936.270 divenga di mille euro, o che lo Stato porti la cifra del denaro globale da 100 a 200, perché, quale che sia la cifra del denaro globale, o comunque essa vari, non potrà che corrispondere alla quantità globale di ricchezza reale.
Rileva invece la percentuale del denaro globale che taluno ha, perché a essa corrisponde la percentuale di ricchezza reale globale che può comprare.
Definisco quindi inflazione quel fenomeno che si verifica quando, avendo dei falsari introdotto del denaro mediante lo spenderlo, abbiano così causato una diminuzione (a loro vantaggio) della percentuale del denaro globale in mano ai cittadini, alla quale corrisponderà una parallela diminuzione della percentuale di ricchezza reale che possono comprare.
Considerazioni dalle quali si deduce anche che i cittadini hanno il potere di inverare i soldi (chiunque li produca) per il sol fatto di riceverseli, perché sussiste la presunzione di fondo che non li ricevano a titolo gratuito, ma sempre coprendoli con la prestazione, il bene o il diritto che offrono a corrispettivo.
Un quadro nel quale, se un falsario “presta” dei soldi a un ignaro cittadino, che li spende mettendoli irrimediabilmente in circolazione, ma poi viene a sapere della loro falsità e può provarla, nulla dovrà al falsario, sia perché il falsario nulla gli ha dato, e sia perché il corrispettivo dello spendere quei soldi il cittadino lo otterrà dalla collettività, non dal falsario; sicché è alla collettività che dovrà restituirli.
Motivi per i quali sostengo di seguito che fidi, mutui, quinti di stipendio ecc. non vanno restituiti alle banche, e che se si vogliono rendere veri i “debiti” dei cittadini verso di esse, per poterli poi esigere, occorre prima confiscarle e nazionalizzarle, essendo altrimenti i loro crediti inesigibili in quanto crediti di falsari e di truffatori.
Crediti la cui riscossione renderà ricchissimo lo Stato debellando anche la drammatica demonetizzazione pilotata dalle banche per indebolirci e dominarci.
Infatti, nel momento in cui il denaro è prodotto dalla Stato, sicché produrlo non causa inflazione, ne va stampato un adeguato quantitativo, perché ciò incrementa gli scambi ed è benefico per l’economia.
Accuse di violazione degli artt. del c.p. 241, 283, 648 bis, 501, 501 bis, 416, 61 ecc. che non vanno ad alcun soggetto noto, ma ai soli beneficiari consci, diretti ed ignoti di questi delitti.
Opera di falsificazione delle Banche Centrali, a cui si somma l’opera di continua appropriazione indebita da parte delle banche commerciali (loro proprietarie) attraverso il meccanismo del “moltiplicatore monetario”.
Moltiplicatore monetario in virtù del quale le banche, secondo prassi che una prona e scellerata dottrina di regime dà per scontate, ma sono il massimo della criminalità, realizzano prestiti per un ammontare 50 volte maggiore del denaro che detengono.
In sostanza, se Tizio versa su Banca Intesa/San Paolo (proprietaria del 44,25% di BdI) 100.000 euro, essa banca tratterrà il 2% come riserva (per arrotondare, in realtà è l’1,6%), e presterà il 98% che, una volta depositato in un’altra banca, di nuovo, a cascata, sarà prestato al 98% all’infinito.
Finché, non la singola banca, ma il sistema bancario, attraverso un giro di prestiti di un importo ogni volta più basso del 2%, avrà azzerato i 100.000 euro iniziali, ma avrà incassato gli interessi su prestiti per 5.000.000.
Un usare 50 volte sempre lo stesso denaro che serve a monetizzare la società, ma serve poi alle banche commerciali per imporre illecitamente interessi su ognuno di questi prestiti di denaro altrui, per i quali hanno diritto solo a dei compensi per il servizio (che peraltro già riscuotono) dovendo gli interessi andare ai proprietari del denaro.
Quanto poi all’attuale sistema fiscale è illecito perché la sua principale funzione è costringere i cittadini a finanziare l’acquisto delle banconote (che già gli appartengono), presso le banche centrali.
Più in dettaglio il fisco serve a raccogliere, attraverso le imposte e tasse, denaro già inverato (oppure titoli corrispondenti) da usare per il pagamento del denaro da comprare (inverare\coprire).
Tasse e imposte che non serviranno più quando lo Stato non dovrà più comprare il denaro, ma lo stamperà e se lo farà pagare\coprire\inverare dalla collettività con beni o servizi necessari per realizzare quanto occorre.
Un sistema in cui può credo bastare un’unica imposta (potremmo definirla la “generale”) da pagarsi (senza compensazioni tra dare e avere) sui consumi di beni o servizi.
Meccanismi fraudolenti che, tra signoraggio primario e secondario, processi inflattivi a loro vantaggio, tasse evase e fiscalità illecita, sversa fiumi di denaro nelle banche, la cui esistenza è quindi basata su denaro accumulato nel tempo illecitamente.
Ecco perché, per gli stessi motivi per i quali non è dovuta a un ladro la restituzione di un prestito di somme rubate, si può ben sostenere nelle cause che non è dovuta alle banche la restituzione dei fidi, mutui, quinti di stipendio ecc., essendo essa dovuta al vero proprietario: la collettività.
Così come, nella stessa logica, non è dovuto il pagamento delle attuali imposte e tasse.
Contestazioni che però vanno fatte salvaguardandosi con ogni indispensabile strategia giudiziaria e, specie per i mutui e le imposte, continuando, se possibile, nel mentre a pagarli. Cause che noi avvocati dobbiamo iniziare in massa adducendo anche, in subordine, nelle cause contro le banche, che il tasso, specie nei fidi, è di solito usuraio, per cui, al limite, va restituito il solo capitale; ed, ancor più subordinatamente, ciò che la giurisprudenza già riconosce, come l’illegittimità di anatocismo, accredito tardivo dei versamenti, commissione di massimo scoperto, ecc.
Citazioni impostate cioè in modo da ottenere già in primo grado l’accoglimento anche solo parziale delle subordinate (per importi sovente elevati), per poi proseguire, per il resto, in appello e in cassazione, in attesa che, in breve, la giurisprudenza si evolva. Come pure vanno promosse le cause anche contro le tasse e le imposte, formulando anche qui, quale domanda principale, la richiesta che venga pronunziata la loro non debenza stante la illiceità del sistema fiscale e, quali subordinate, tutte le altre ordinarie richieste. Cosche che hanno imposto al mondo le loro regole codificandole nei sistemi fiscali vigenti o nei famosi accordi di Basilea, di cui tutti si riempiono ridicolmente la bocca, ignorando che sono solo dei volgari accordi illeciti tra privati.
Cose che ora, per la verità proprio in seguito alla vasta diffusione di questo documento, sono divenute così note che, per dare un contentino, si inizia a parlare di nazionalizzare le banche centrali, a partire dalla BdI.
Senza invece mai mettere in discussione il signoraggio secondario, che è la maggior fonte dei loro proventi attraverso gli interessi sui mutui, fidi, carte di credito, ecc.
Cose illecite perché gli interessi devono andare integralmente ai proprietari del denaro, e lo Stato, quando ha bisogno di soldi, deve stampare, da sé, le banconote, come fa già con le monete di metallo, che sono però solo il 2% delle banconote.
Interessi peraltro generalmente usurai. Usura che, consistendo il signoraggio secondario, come abbiamo visto, nell’appropriarsi indebitamente di interessi cinquantuplicati sui prestiti di denaro altrui, ne costituisce quindi la forma estrema.
Stampa delle banconote e creazione del denaro cartolare da parte dello Stato che richiede una modifica del trattato di Maastricht e della Costituzione Europea, però aggirabile confiscando e nazionalizzando le banche ed eliminando i fattori di criminalità dal loro operato.
Trattato, Costituzione Europea e sistemi fiscali scritti di pugno dalle banche, e con i quali hanno tentato di rapinare gli Stati della sovranità economica per ricettarla a queste cosche, ma senza potervi riuscire, perché resta il contrasto con tutti i principi fondamentali della Costituzione Italiana, della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, e con tutti gli altri principi della stessa Costituzione Europea e di ogni altra norma.
Stampa dei soldi da parte dello Stato non indispensabile anche da varie altre angolazioni, essendo sufficiente che lo Stato li paghi alla BCE/BdI al mero costo tipografico, o anche solo che le banche centrali iscrivano come è ovvio all’attivo le banconote che creano e vi paghino le tasse: cosa che non risolve tutto il problema, ma basta ad arricchirci e ad evidenziare la criminalità dell’attuale sistema.
Crimini la cui segretazione in tanta disgrazia torna utile nelle cause per il rimborso del signoraggio primario in ragione di 29.000 euro a cittadino 20.000 euro per danni non patrimoniali, poiché, non potendo certo detti crimini essere previsti per legge, non vi sono ostacoli normativi a rimuoverli (La sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione n. 16751/06 verte in altra fattispecie perché la relativa citazione in tema di signoraggio primario non coglie nel segno.
Al di là comunque del prodigarsi delle SU a negare di avere giurisdizione sulle politiche economiche degli Stati, qui si chiede invece ci si pronunzi, oltre che sui crimini bancari, sulla violazione di norme ordinarie, costituzionali e internazionali.) Prassi queste della BCE come della Federal Reserve, della Bank of England, Banca del Giappone eccetera, nonché dei sistemi fiscali, contro le quali non è vero che nessuno e nessun Paese può nulla, perché non appena magistratura, politica e informazione inizieranno a fare il loro dovere questi mostri saranno sconfitti in un baleno; e se non lo faranno saranno travolti lo stesso insieme ai loro mezzani; grazie a Internet: la nuova alleanza.

Alfonso Luigi Marra


ALLA SINISTRA E ALLA MAGISTRATURA NONCHÉ A BERSANI, DE LUCA, SANTORO, SAVIANO E TRAVAGLIO
circa la necessità di leggere il documento che segue sul signoraggio bancario, perché, una volta saputo in cosa consiste questa mostruosità, è indubbio che si mobiliteranno per sconfiggerla. Emblematicità del fatto che nessuno sa nulla dei Rockefeller, Rothschild ecc. nonostante controllino il sistema bancario, e siano quindi i padroni del mondo.

Impossibilità di uscire dalla crisi se prima non si sconfigge il signoraggio bancario nazionalizzando la Banca d’Italia, la BCE e le altre banche centrali, e non si pareggiano i tassi attivi ai passivi affinchè i proventi dei prestiti vadano ai proprietari dei soldi e non alle banche commerciali.

Mi spiace, gentili destinatari di questo documento, di avervi in precedenza accusato di operare da manutengoli del potere bancario per distogliere l’opinione pubblica dall’immane crimine del signoraggio bancario mediante il propagandare una visione falsa, enfatica e romanzata della mafia, camorra e ‘ndrangheta, nonché dei processi ai Berlusconi, Dell’Utri, Cosentino o Conte, a prescindere che siano o no colpevoli di ciò di cui li si accusa.
Mi spiace perché, a una migliore riflessione, ho concluso che in realtà siete solo all’oscuro di cosa sia il signoraggio.
Una disinformazione di cui non posso farvi colpa, perché io stesso, dopo una vita di cause contro le banche, ho appreso cos’è solo nel 2006, leggendo “Euroschiavi”, di Marco Della
Luna, e ho poi impiegato mesi di analisi per capire altre cose senza le quali la comprensione del fenomeno non sarebbe stata sufficiente.
Cose come ciò che ho definito “inveramento della moneta” (vedi dal doc.134), sconosciuto alla letteratura in materia, che parte da Giacinto Auriti, oltre ai meccanismi che regolano il signoraggio secondario, in relazione ai quali, peraltro, ero incorso in un errore poi correttomi da mio figlio Giulio dopo un’aspra discussione per il suo sofferto tener testa alla mia reazione di fronte alla sua insistenza. Documento n. 134 che vi prego di leggere, affinché vi appaia chiaro che quel che per tutti è una crisi, è invece un’occasione di arricchimento oltre il ragionevole e l’utile (c’è un limite anche all’utilità della ricchezza) per i poteri che si appropriano degli immani proventi del signoraggio, dei falsi in bilancio e riciclaggi della Banca d’Italia e della Banca Centrale Europea, nonché delle loro evasioni fiscali, le quali, benché l’intero sistema fiscale sia illecito a causa del signoraggio, ammontano a una somma maggiore di tutte le tasse sia pagate che evase dal resto della società.
Fermo restando che esiste, in voi come nel centro destra e in tutta la collettività, una grande resistenza alla diffusione di questi temi, perché il loro emergere causerà cambiamenti positivissimi, ma che spaventano ugualmente la società.
La spaventano perché le banche, avendo il controllo delle decine di migliaia di miliardi di euro, dollari ecc. che vorticano nel pianeta, sono l’unico potere, e hanno costruito il mondo in funzione del signoraggio.
Un’assurda difesa del signoraggio che finirà quando tutti avranno capito cos’è, per cui, per cominciare, osserviamo la singolarità del fatto che, mentre non c’è aspetto della vita dei pur sovente miseri protagonisti dei media che non sia reso noto al mondo intero, nessuno sa nulla dei Rockefeller, dei Rothschild e delle altre dinastie che dominano il mondo perché dominano le banche.
Nella stessa logica vengono spettacolarizzati tutti gli aspetti della vita dei leader politici, ma solo perché non incidono sul controllo della società da parte delle banche, e tutto serve da spettacolo per distogliere le genti dal signoraggio.
Società che si fa distogliere perché resistere ai cambiamenti è naturale, sicché il potere bancario ha esasperato le tendenze all’immobilismo mediante sistemi quali il favorire l’abdicazione culturale, il travolgere l’autonomia intellettuale mediante tendenze pervasive quanto demotivanti (mode), e soprattutto l’ostacolare l’interrelazione alimentando la sfiducia e la paura degli altri attraverso l’induzione alla sessualità genitale anziché dialogica.
La valenza fondamentale della sessualità è infatti quella di strumento per addivenire all’emozionale profondo dell’altro.
Questa concezione della sessualità, però, innescherebbe la dialogicità nella coppia, ovvero il confronto.
Confronto che dalla coppia si estenderebbe alla famiglia e alla società, determinando continui cambiamenti e aggiustamenti, perché il confronto è in sé rivoluzionario.
Il potere ha quindi avuto l’esigenza di ridurre la sessualità alla mera sfera genitale, trasformandola in strumento per cercare di incidere nell’emozionale profondo dell’altro impedendo l’accesso al proprio.
Sistemi attraverso i quali le banche hanno creato un tipo di coppia, di famiglia, di società, in cui nessuno si fida di nessun altro, per cui, più gli individui divengono isolati, deboli e sofferenti, più aumenta la loro paura di veder mutare le relazioni affettive, sentimentali e sessuali che sono riusciti a instaurare, e più si accaniscono nel divenire loro stessi i custodi del regime di schiavitù in cui le banche li tengono.
Tutti custodi dunque dell’ordine che ci consuma e tutti presi da una continua lotta tra poveri, o a limite contro dei ricchi che, a partire da Berlusconi, il più ricco d’Italia, non hanno comunque altro potere che di eseguire gli ordini.
Ordini cioè di ingolfare la mente collettiva di problemi tutti importanti, ma dei quali è inutile parlare, perché dipendono tutti dall’unica cosa di cui invece non parla mai nessuno, il signoraggio.
Occorre cioè che la società sfondi la barriera del suo inconscio fittizio e giunga a nuove forme del conoscere rispetto a tutto quanto già sa.
Questo perché il problema più grave non è il signoraggio, ma l’involuzione climatica, giacché la ricchezza che l’industrializzazione è in grado di produrre ha causato un tipo di crisi dovuta addirittura al fatto che tutto può essere prodotto con troppa facilità da chiunque, per cui non si riescono più a conseguire margini.
Involuzione climatica che rende indispensabile il cambio culturale perché, se non è già giunta all’irreversibilità, vi giungerà in pochissimi anni, e non può essere fermata se prima non si sconfigge il signoraggio, perché nulla potrà cambiare finché il mondo sarà dominato dalle banche attraverso il folle tipo di politica, informazione e giustizia che esse inducono.
  • Page:
  • 1
Time to create page: 0.43 seconds